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Scoprire il Lazio: Il “Razionalismo italiano” nelle città fondate durante il periodo fascista

Non solo uno stile architettonico
È possibile analizzare in modo poliedrico, quello che fu il razionalismo italiano durante l’epoca del ventennio fascista. Le caratteristiche dei nuovi insediamenti edificati durante il periodo del fascio, non devono essere identificati solo come portatori di uno stile architettonico neoclassico considerati poco originali perché replicanti di un qualcosa già visto, ma devono essere iscritti di diritto a dei veri e propri tentativi di integrazione sociale.
Ci si rifà nelle intenzioni a cercare attraverso una certa perfezione geometrica che è propria del razionalismo italiano, di realizzare una città ideale anche se di ‘città’ è improprio parlarne dal momento che l’obiettivo mirava alla ruralizzazione del territorio (spesso ancora da bonificare come quello dell’Agro Pontino e della parte occidentale della Sardegna) dove, nelle città fondate durante l’era fascista, dovevano essere presenti poche costruzioni dedicate ad ospitare uffici amministrativi ma anche centri di ritrovo sociali, coniugate a case aventi appezzamenti di terra da coltivare.
I primi tentativi in tal senso si videro nella costruzione di Arborea (all’epoca si chiamava Mussolinia), Carbonia e Fertilia: tre esempi sconnessi tra loro ma che diedero il via a quanto si verificò in seguito nell’Agro Pontino.

L’Agro Pontino: dove il razionalismo italiano ebbe il suo sviluppo
A differenza dei primi timidi tentativi effettuati in Sardegna, l’Agro Pontino fu teatro di un più complesso intervento di progettazione. Oltre alla necessità di bonificare un territorio dov’era presente la malaria e renderlo produttivo, c’era anche l’esigenza di far esplodere quella ruralizzazione predicata dal regime. Infatti, furono ben cinque le città che sorsero dal nulla dopo che l’intera zona divenne abitabile perché bonificata totalmente.
In una ideale linea retta che dalla Capitale raggiungeva Napoli e sfruttando il tracciato dell’Appia per poi proseguire con una nuova via (la Pontinia), sorsero Littoria (oggi Latina), Pontinia, Sabaudia, Aprilia e Pomezia.
Il concetto era elementare in quanto il territorio veniva idealmente suddiviso in aree ortogonali e, all’interno di ognuna di esse veniva ad esserci una casa colonica dove vivevano le famiglie che dovevano occuparsi di coltivare il podere. Ad un tot di poderi andava a corrispondere un borgo e ad un tot di borghi, una città. Una divisione geometrica che facilitava il controllo amministrativo piramidale. Di conseguenza, si intuisce il perché il razionalismo italiano non deve essere analizzato in modo riduttivo pensandolo solo come uno stile architettonico.

E se parlassimo di stile architettonico?
Se vogliamo vedere un mirabile esempio di razionalismo italiano perfettamente riuscito, dobbiamo andare a visitare Sabaudia. La ragione nasce dalle sue caratteristiche che seguono perfettamente quello che era lo spirito con il quale era nato il razionalismo che vedeva architetture quasi metafisiche (non va scordato il prepotente apporto stilistico del Futurismo) e compositivo, che rispettavano l’idea di rifiutare il concetto di ‘città’ chiusa e aliena al territorio che la circonda.
Eppure il razionalismo italiano che caratterizza queste nuove città, non è stato ben accolto da tutti. Per meglio dire, l’idea non fu confermata dai fatti dal momento che quanto edificato risultò poco coerente con l’innovativo concetto che doveva rivoluzionare il modus vivendi degli abitanti di queste nuove città.
Praticamente il proporre facciate regolari negli edifici e le strade dritte e lineari, furono solo dei riassestamenti del tessuto urbano di una qualsivoglia città. Questo, a seconda del parere di architetti e urbanisti, lo si dovette a quei tecnici che avevano lavorato al progetto di costruzione che non avevano affatto assimilato il concetto nel suo nucleo tanto che ciò, a posteriori, ha animato non pochi dibattiti circa l’architettura legata al razionalismo italiano che aveva soppiantato la tanto invocata ‘romanità imperiale’ proposta da Mussolini sin dalla sua salita al potere.

Le origini del razionalismo
È un gruppo di architetti del Politecnico di Milano che, nel 1926 formano il ‘Gruppo sette’ (anche se solo nel 1930 venne ufficialmente costituito sotto il nome MIAR: Movimento Italiano per l’Architettura Razionale) dal quale emersero i nuovi principi dell’architettura italiana che si rifacevano espressamente sia al Movimento Moderno che al Deutscher Werkbund. La prima esposizione ufficiale avvenne nel 1928 a Roma anche se l’anno prima qualche esempio era stato già presentato alla Biennale di Monza.
Lo stile conquistò così tanto il regime che sia la Casa del Fascio di Como che quella di Lissone, furono edificate seguendo i dettami del razionalismo italiano ed iniziando a espandersi per tutto il Paese. E oggi? Le architetture di oggi poco o nulla hanno a che vedere con quelle del razionalismo italiano che, tuttavia, stanno godendo di un nuovo interesse.
Ammirando le linee severe degli edifici così austeramente concepiti, è possibile fare un salto all’indietro nel tempo e, seppur in modo confuso, ricollegarsi con un periodo storico che vive una sua riabilitazione. Non occorre sottolineare il fatto che, nel bene e nel male, si tratta di un passato del nostro Paese che ha visto una popolazione presa da quelle che all’epoca erano le novità di un modernismo che in qualche modo ha migliorato delle condizioni di vita, concedendo anche delle speranze.
Non sta a noi giudicare quanto accadde in quell’epoca ma solamente evidenziare che in un modo o nell’altro, nacquero dei nuovi concetti architettonici che dissero qualcosa di nuovo.

Interessanti mete da conoscere
Gli ospiti del Parco della Gallinara Camping Village possono arricchire il loro soggiorno, andando alla scoperta di un territorio stimolante dove possibile scoprire quelle città edificate ex-novo durante il fascismo, avendo modo di ammirare gli edifici costruiti seguendo lo stile del razionalismo italiano e scoprirne il fascino da loro espresso.
Da Anzio è facile raggiungere Latina (che gli anziani del luogo ancor oggi chiamano ‘Littoria’), la bella Sabaudia, Aprilia e Pomezia dove sono ancora visibili testimonianze di quel concetto innovativo di tessuto urbano così come concepito dalle motivazioni che il regime fascista volle imprimere per modificare la realtà di quel tempo. Le escursioni possono essere effettuate durante una o due giornate di visita magari da alternare ad un soggiorno di relax approfittando di tutti i comfort messi a disposizione dal Parco della Gallinara Camping Village.
Un salto all’indietro nel tempo, si diceva prima, che permette anche a tutti coloro che non vissero quel periodo, di conoscere e approfondire i sogni di quel tempo che hanno lasciato una indelebile traccia.

24/12/2018
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